Angela giusto medico

CARLO ANGELA “GIUSTO TRA LE NAZIONI”

Carlo Angela ha rischiato di essere fucilato dai fascisti per salvare gli ebrei.  

Nel 2002 il diario di Renzo Segre, uno degli ebrei che ha salvato, ha raccontato le sue gesta. 

 Il ricordo del figlio, Piero Angela 

Carlo Angela 

“Carlo Angela, mio padre, era uno psichiatra e durante le persecuzioni razziali nascose nella clinica che dirigeva a San Maurizio Canavese ebrei, uomini e donne anche perseguitati, accogliendoli sotto falso nome.

Li istruì su come fingersi falsi malati, facendoli passare per matti, e in questo modo li salvò.

Io sono nato a Torino, ma allora con tutta la famiglia eravamo sfollati in quel Comune e ci siamo rimasti per un bel po’ di tempo. Fu un periodo molto difficile, drammatico anzi per certi versi, in cui presi coscienza di tante cose: nel febbraio del 1944 mio padre, sospettato e interrogato, rischiò di essere fucilato e si salvò a stento. Era già arrivata una squadra di fascisti da Torino per catturarlo. Poi, per una serie di circostanze fortuite, come capita a volte nella vita, si salvò. Era ricoverato allora nella sua clinica un personaggio dell’alta nobiltà piemontese che intervenne in suo favore presso il comandante fascista che voleva farlo giustiziare (…) Purtroppo è morto quando avevo vent’anni, proprio nella fase in cui si comincia a comunicare tra persone adulte. Ma l’esempio che mi ha lasciato è forte: mi ha trasmesso dei valori, come l’onestà, il senso del dovere, il tenere la schiena diritta. Ha rischiato la vita per gli altri: l’esempio vale per i figli molto più di tante prediche.”

Renzo Segre 

“Era un ebreo che nei documenti fasulli risultava essere un certo dottor Sagrato.

Tenne un diario di quel periodo che rimase a lungo a casa sua, la figlia non pensò di pubblicarlo fino alla fine degli anni Novanta. Uscì quindi da Sellerio con il titolo “Venti mesi”. Così si è saputo quello che mio padre aveva fatto in favore degli ebrei, quanti ne aveva salvati: alcuni li ho conosciuti e identificati, altri no.

Poi Yad Vashem, l’ente che si occupa della memoria della Shoah, fece un’indagine sui fatti descritti in quelle pagine e diede a mio padre il titolo di “Giusto tra le Nazioni”, attribuito alle persone non ebree che si sono adoperate per salvare gli ebrei dal genocidio.

Nel libro “Il mio lungo viaggio”, che ho scritto di recente, in occasione dei miei prossimi 90 anni, racconto queste vicende e riporto una pagina commovente del libro di Segre, in cui racconta la gioia di uscire da quell’incubo, la Liberazione”. 


 

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